Campaign: Competenze digitali

L'ecosistema digitale e la gestione della conoscenza

Premetto che insegno “Teorie e tecniche del commercio elettronico” nel C.d.L. di Sc. delle comunicazioni all’Univ. di Trieste e che per esperienza e formazione mi occupo di gestione delle conoscenza. Premetto anche di aver seguito anche progetti nel campo della didattica fra cui “Innovascuola” (chiusosi un biennio fa).

La questione riguardante le competenze digitali riguarda solo marginalmente l’informatica. Quando coordinai il gruppo di docenti nel progetto per la scuola primaria mi scontrai con una resistenza modulata su due atteggiamenti:

1) Competenze di base insufficienti da parte degli insegnanti

2) Disinteresse da parte dei non partecipanti nella misura del 85, 90%

Questi due fattori si sono sempre riverberati sulla creazione di consapevolezza nei bambini a scuola ottenendo il risultato (a mio avviso terrificante) che si investiva tempo per alfabetizzare i discenti senza che questi avessero già maturato le esperienze logiche necessarie alla “raccolta” e “gestione” dei saperi.

Il digitale non modifica di una virgola la gestione della conoscenza delle persone. Se un giovane (ora possiamo puntare solo sui nativi digitali) non è educato alla gestione dell’informazione e del “dato” nel suo significato più ampio non c’è alcuna possibilità che il digitale venga in suo aiuto. Sempre in questi 15 anni sono stato chiamato in diverse scuole (secondaria superiore) a formare allievi e docenti sull’utilizzo di sistemi diversi per la formalizzazione del paesaggio della conoscenza. Il risultato è stato interessante solo nei casi in cui i giovani avevano a monte una forma mentis “divergente”. La questione si fece complicata davanti alla produzione di output come relazioni e tesine. La stragrande maggioranza usava con scientifica precisione il CTR C e relativo CTR V per produrre dei contenuti faraonici per dimensione ma privi di contributi originali.

Queste esperienza mi inducono quindi a suggerire che prima di preoccuparsi del digitale è indispensabile ridurre in modo drastico i divide emergenti attraverso un modello di condivisione dei contenuti e attraverso una profonda e completa rimodulazione dei percorsi formativi del corpo docente al quale imporrei la formazione secondo i criteri dei punteggi ECM.

Il digitale è una risorsa solo per coloro che ne sono consapevoli. Per gli altri è solamente un luogo per il divertimento. E’ del tutto evidente che la scuola deve intervenire a supporto ma non sono certo le aule informatiche e le LIM presenti a modificare il quadro. Ho visto molte scuole, quasi tutte, nelle quali la LIM è usata come video proiettore. Certo, richiede un forte investimento ogni qual volta è necessario modellare una lecture per questo modello comunicativo ma non è possibile riversare tecnologie se queste sono solo un centro di costo.

Ovviamente potrei andare avanti a lungo con esempi e proposte a non finire ma temo di annoiare. Mi accontento di esprimere la mia profonda perplessità sulle scelte operate nel corso degli anni. Mi riferisco, a puro titolo di esempio, al fatto che ogni anno - nel mio corso - posso illustrare meno materia perché le matricole che giungono alle soglie dell’università sono sempre meno preparate.

Mancano di competenze, capacità di ragionamento, di connessione e relazione, di divergenza intellettuale e spirito critico. Questi “valori” assoluti sono i fondamenti della cultura “digitale” che per sua natura è polimorfica e adattiva. E’ necessario cambiare il paradigma di fondo. La scuola non deve informatizzarsi, deve costruire modelli di gestione in una logica di benchmarking e full quality management.

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