Internet bene comune

Difendere Internet

Le osservazioni in merito alla necessità di dare opportuna enfasi alla tutela dei diritti fondamentali nell’affrontare il tema del governo di Internet, sono condivisibili.

 

La European Privacy Association, nei giorni scorsi, ha contribuito alla promozione di un documento “Difendere Internet” in cui si evidenzia come l’attuale proposta di considerare l’ITU – agenzia dell’ONU sulle telecomunicazioni – come autorità di governo di Internet, di fatto rischia di mettere a repentaglio le libertà fondamentali degli utenti della rete. La questione verrà discussa a Dubai agli inizi di dicembre e questo documento – presentato nel corso della quinta edizione dell'Internet Governance Forum Italia, tenutosi dal 18 al 20 ottobre a Torino – ha visto l’adesione di parlamentari, accademici ed esperti. Rodotà ed altri hanno promosso un’iniziativa analoga con cui si chiede all’Italia di schierarsi dalla parte della libertà.

 

In risposta, il governo italiano, nelle persone dei ministri Terzi e Passera, pur sostenendo che le regole sono necessarie, ha sottolineato che esse non devono intaccare i principi della libertà d’espressione e del libero accesso al Web (“irrinunciabili e non negoziabili”). Ma proprio in questo equilibrio tra libertà ed esigenza regolatoria si annida il rischio di ridurre le attuali libertà fondamentali che Internet oggi ci consente di godere. E ne è testimonianza il medesimo dibattito sviluppatosi sulle colonne de “La Stampa”. Il presidente di Telecom Italia, ad esempio, nel suo intervento - pur dichiarandosi d’accordo “sulla circostanza che una regolamentazione intergovernativa di Internet sia da evitare in quanto foriera di possibili interventi restrittivi dei diritti dei cittadini” – sottolinea la necessità di regole che consentano agli Over the Top di conseguire la redditività necessaria per “garantire livelli di qualità predefinita e più elevati”. Una esplicita ripresa della posizione ufficiale dell’associazione europea degli operatori di telecomunicazione (ETNO) fondata sul principio “chi spedisce paga”. Una proposta molto pericolosa tale da alterare l’attuale libertà di comunicazione, di informazione e di raccolta delle informazioni presenti sul web, nonché pregiudizievole della parità di trattamento sulla rete. Non è difficile ipotizzare, infatti, che tale proposta potrebbe avere come effetto quello di rendere economicamente proibitive le trasmissioni verso aree geografiche in cui il costo di trasmissione sia più elevato o verso le quali vi sia un minore interesse economico di copertura della rete. E’ evidente il rischio di iniettare il virus del digital divide nella sfera della libertà di internet, pur di perseguire l’obiettivo di un maggiore sfruttamento economico della rete.

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Idea No. 119